venerdì, 06 novembre 2009 alle ore 22:14.

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# 258

Devo smettere di pensare con la mia testa.
Vengo fraintesto troppe volte.

G. Dottore




martedì, 03 novembre 2009 alle ore 21:51.

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# 257

Sabato sera ho dato la migliore e più velocemente organizzata festa di Halloween a cui io abbia mai partecipato. La casa odorava da alcool e fumo, nonostante i posacenere sul davanzale, di fuori.
Io giochicchiai molto con le perle che avevo al collo, nonostante abbia bevuto solo tre o quattro birre. La gente ubriaca veniva spedita a saltare sul tappeto elastico in giardino e osservai molte cadute spettacolari mentre cercavo di togliere pacchetti di sigarette, lattine vuote e bicchieri di plastica dalle zanne dei miei cani.
Mi sono divertito, nonostante la mia festa sia stata un pò stressante per il padrone di casa.

G. Dottore




martedì, 27 ottobre 2009 alle ore 18:18.

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# 256

Sto studiando William Shakespeare e mi stupisco di quanti peli io abbia sulle mani e quanti pochi sulla mandibola. Dai, dai, dai, il mio periodo d'oro è finito, con tutta questa carnalità disillusa mi devo arrendere a risalire la corrente dei miei sensi e tornare inevitabilmente piatto e senza argomenti di cui trattare. La mia vita è carica di spunti ma non so trarne il meglio.
Oddio, come è brutto leggere sempre le stesse cose. Sembra che io sia una macchina autopolemizzante. "Non sono capace di fare questo e quello". Mi sento ancora più a terra.
Diventare adulti è saper vomitare senza che nessuno lo noti.

G. Dottore




sabato, 24 ottobre 2009 alle ore 18:05.

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# 255

Sono allergico al sesamo.

G. Dottore




sabato, 24 ottobre 2009 alle ore 17:34.

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# 254

Ricordo di una festa.

Mi alzai. Allora ricordai una ragazza bionda.
Ricordo di aver battuto la testa contro un muro, ballando, saltando, correndo insieme ad una musica coinvolgente. Ricordo di aver bevuto, eccome. Ricordo bottiglie verdi, rosa, marroni, rosse e bianche. Ricordo i colori. Ricordo i suoni. Ricordo poco le parole. Ricordo molto bene gli odori. Ricordo di un casolare abbandonato, lontano e pericolante. Ricordo il tempo fra le dita. Ricordo ogni singolo singhiozzo di chi mi afferrava per la mano. Ricordo di aver parlato a vanvera. Ricordo di esser stato così stupido. Ricordo molti sorrisi. Ricordo tante cose, ma non troppo bene.
Ricordo di aver ballato con lei. Ricordo di aver parlato con lei, io con una voce impastata e scabrosa, come la mia bocca durante quella fioca colazione. Ricordo poco della nostra conversazione, solamente il suo paese e poco più. Ricordo le sue scarpe. Ricordo la sua risata oppure quella di un'altra ragazza. Ricordo che lei beveva e io volevo dissetarmi.

G. Dottore




sabato, 10 ottobre 2009 alle ore 18:07.

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# 253

Mi stupisco della mia fotografia, così poco colorata, molto scialba e deprimente. Non vorrei mai diventare quel genere di fotografo - se così mi si può definire - che ritrae il mondo per come lo si vede, ma nemmeno un osservatore di immagini irrealistiche o addirittura irreali. Una via di mezzo, il meglio che mi deve capitare.
Sono scontento e molto invidioso, navigando su flickr. Le emozioni, lo spirito che si propaga nell'immagine quando la macchina scatta: questi elementi dove sono? Pare quasi che qualsiasi selfportraiers sia più bravo di me a fotografare anche la minima foglia di un albero autunnale, tendente allo spogliarsi.

G. Dottore




sabato, 03 ottobre 2009 alle ore 19:11.

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# 252

La luna riflessa nella mia finestra, catturata fotogrammo dopo fotogrammo, in una luce totalmente nuova. Profumi indescrivibili che lasciano soli in questi piccoli stanzini buii.

è magnifico.

G. Dottore




sabato, 19 settembre 2009 alle ore 16:49.

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# 251

L'unica cosa che vorrei, più di un caffèlatte con biscotti alla soia e una doccia rigenerante, ora sarebbe capire come la scuola può sconvolgere il cervello vacanziero e trasformarlo in cervello studioso.
Prima di tutto il fatto di svegliarsi presto e rigenerarsi con yoghurt del vipitenese e cornflakes. Dopodichè essere seduto su una sedia sconfortevole e legnosamente usurata per sentirmi dire che sono arrugginito dal scorso anno (il che è vero, ma seccante). Una piccola pausa in cui guardo il fumo delle altrui sigarette risalire al cielo nebbioso e opaco e piovasco di questi giorni. Ritorno ai banchi a prendere appunti perchè ormai ragazzi siamo nella quarta classe e bisogna darsi da fare e non siamo più al biennio e non si dorme in classe e tiriamo fuori la voce ragazzi e cosa state facendo laggiù in fondo guardate che vi separo (piccola citazione obbligatoria). Ritorno a casa, cibo, compiti, esercizio, compiti, studio, cibo, compiti, studio, film, compiti, studio, buonanotte.
Allora signorina G, che ne pensa della mia giornata?

G. Dottore




mercoledì, 09 settembre 2009 alle ore 20:58.

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# 250

La tecnica è semplice. Ti avvicini ad uno scaffale, quello che vuoi, e lo circondi. Magari potresti camminare fino a trovare la narrativa inglese o quella russa. Italiana o americana. Tedesca o francese. Continui così, camminando fra tutti questi scaffali pieni di libri e polvere, fino a trovare quello più consono a te. Personalmente è la narrativa francese, ma anche quella americana mi affascina. Dopodichè ti concetri sul dorso di ogni singolo libro, finchè uno non cattura il tuo interesse. Mi raccomando: è importante farsi catturare solo dalla grafica, non dall'autore o dal titolo: ciò verrà poi. Scelto il libro che ti personifica in quel momento, lo sfogli fino all'ultima pagina, senza guardare il titolo e l'autore, e leggi l'ultima parola dell'ultima riga. Se essa è una parola grave, come "stuzzicadenti", prendi il libro. Se essa è una parola leggera, come "letto", prendi il libro. Se essa è una parola senza tono, come "confronto", rimetti il libro a posto e non guardalo fino alla prossima visita. Così, con il libro in mano, ti avvicini al banco prestiti della biblioteca e, solo allora, leggi titolo e autore del libro. Se essi sono conosciuti, saprai che aspettarti. Se invece sono sconosciuti, la tua cultura si allargherà.

G. Dottore




venerdì, 04 settembre 2009 alle ore 23:36.

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# 249

Mi mancano i giovani piaceri di una vita spesa bene. Ed è tutta colpa mia. Se volessi lasciar sfogo alle mie passioni concedendomi ogni giorno un breve lasso di tempo al mio benmeritato - forse sto esagerando - divertimento, mi prefisserei qualche oretta in cui potrei personalizzare tante fotografie incompiute e lasciate in un recondito angolo di memoria di questo lentissimo computer, potrei leggere più libri, maggior cultura, o semplicemente sfogarmi in una piscina, dando bracciate e sguazzando nell'acqua per un'oretta circa. Ma questa mia tendenziale mania per l'organizzazione spasmodica perfino del mio tempo, non mi lascerebbe spazio a certo più importanti attività, quali lo studio o lo sport di base, il quale è come una valvola di sfogo per me. Ogni minuto dedicato ad altro mi allontana dal mio delirante dialogo con miss Perfetta Organizzazione descritta in una piccola agenda chiamata Moleskine. Programmare la tua vita fin al più piccolo granello di libertà a te rimasta forse lascia un pò amareggiati. Continui a saper ciò che farai ancor prima di farlo, senza perdere tempo in una culla di dolce far niente, ninnolato dal tuo compagno di viaggio, cuscino e guanciale del tuo sofà. E allora perchè spremersi le meningi alla ricerca di una soluzione accomodante e soprattutto coerente, se conosci già la sconfitta imminente? Per il semplice motivo che l'atto di organizzare il mio tempo mi crea un piacere fuori misura.
Un giovane piacere di una vita spesa bene.


G. Dottore







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